Chi Siamo. Storia di una passione-MUSEO INTERNAZIONALE

Chi Siamo. Storia di una passione-MUSEO INTERNAZIONALE

CHI SIAMO: STORIA DI UNA PASSIONE

Trieste 1980, esterno giorno.

La giovane recluta Johnny Capone, un italo-americano figlio di emigrati molisani, visitando in libera uscita il mercato delle pulci della città affacciata sulla "cortina di ferro", vede un elmetto tedesco e immediatamente lo compra.
Johnny ancora non lo sa: ma e’ quello l’inizio della passione di tutta una vita. Pian piano egli inizia a raccogliere reperti, fino a creare una collezione storica che abbraccia due guerre mondiali, e che costituirà il nucleo di quello che è attualmente il Museo Internazionale delle Guerre Mondiali (MIGM). Oggi il MIGM, grazie a Johnny Capone e al suo socio e amico Filippo Sparacino, può vantare un patrimonio culturale che ha pochi eguali in Italia e all’estero. E’ diventato un pezzo di storia italiana, ed è visitato ogni anno da migliaia di persone fra appassionati, cultori, ricercatori, insegnanti che vi portano i loro studenti dalle scuole; ma anche da reduci e da figli di reduci, provenienti specialmente da Stati Uniti, Regno Unito e Francia.
Il MIGM si trova annidato sotto la catena delle Mainarde, note come “le Dolomiti molisane”. In questo luogo nacque il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) che combatté con gli Alleati per la liberazione dell’Italia dai tedeschi. Punto strategico, dato che nei pressi delle Mainarde si staglia il Monte Marrone (il cui profilo è sul logo del MIGM), dove i tedeschi allestirono tre linee per rallentare la marcia degli Alleati da sud (le linee “Barbara”, “Viktor” e “Bernhardt”); ma dove soprattutto si trovava quella “Linea Gustav” che aveva tagliato l’Italia in due da Ortona (sul Mare Adriatico) a Minturno (sul Mar Tirreno).
Fu il CIL a conquistare, a fine marzo 1944, la vetta del Marrone, costringendo i tedeschi ad arretrare e aprendo agli Alleati la strada verso Montecassino. Cosa curiosa, nella precipitosa ritirata dei tedeschi sul terreno rimase di tutto. Le aree interne del territorio molisano intorno alle Mainarde hanno infatti serbato per molto tempo i resti di quel passaggio verso nord: armi, divise, documenti, fotografie, veicoli.
Il lavoro di raccolta e di sistemazione di tutto questo materiale è stato estremamente certosino; così come i lavoro di catalogazione (reso oggi più facile dall’aiuto del computer e della rete). Oltre dieci anni fa il Comune di Rocchetta a Volturno decise di ristrutturare il vecchio frantoio per destinarlo a spazio museale. Per felice combinazione Capone e Sparacino vennero a saperlo e si precipitarono dal sindaco per proporgli di trasferire in quella nuova sede la loro ragguardevole collezione allo scopo di creare un museo. Ottenuto l’assenso dell’Amministrazione comunale di Rocchetta, partirono i lavori per allestire il Museo, in modo fortunoso e appassionato; dai muri alle teche, dalle vetrine ai sistemi di allarme. Ma soprattutto iniziò un impegno continuo di restauro di veicoli d’interesse storico, molti dei quali ritrovati nelle masserie o fra le strade di campagna.
Finì al Museo, come si è detto, anche l’intera collezione di Capone e di Sparacino messa insieme negli anni: il fucile Mas 38 Long, del tipo che uccise Mussolini; molti ritagli di giornali; una copia dell’ordine emanato nel maggio 1944 dal generale francese Alphonse Juin, che autorizzava i suoi soldati a far preda di tutto ciò che avessero incontrato in libera uscita: oro, vino e persino donne.
Il MIGM conserva anche una porta su cui appare disegnato un nudo di donna. La porta apparteneva a una camerata in cui alloggiavano i soldati del CIL. L’artista, all’epoca “ufficiale di collegamento” della Resistenza tra la Marsica e la Ciociaria, si chiamava Renato Guttuso.
Altro pezzo raro è la Motobomba FFF (nome in codice MB FFF 360) costruita da Prospero Freri, Carlo Filpa e Amedeo Fiore; era un siluro a traiettoria programmata con andamento a spirale, usato fra il 1942 e il 1943 soprattutto dalla Luftwaffe. Dopo l’Armistizio dell’8 settembre l’Office of Strategic Services americano (OSS) fece di tutto per entrare in possesso di questa motobomba, considerata un’arma estremamente innovativa. Di quest’ “arma segreta” di Mussolini esistono al mondo solo quattro esemplari, ma il Museo di Rocchetta a Volturno è attualmente l’unico ad esporla, dopo l’accuratissimo restauro eseguito dall’Aeronautica Militare Italiana. Nell’area esterna dedicata all’Aeronautica Militare il visitatore troverà l’aereo North American T6 Texan – Harvard H4M “Phoenix”. Prodotto nel 1942, il nostro esemplare è stato mirabilmente restaurato dal 311° Gruppo Reparto Sperimentale Volo di Pratica di Mare.
Il MIGM si fregia anche di un generoso lascito: la collezione privata dello scultore Luigi Venturini, uno dei massimi esponenti dell'arte figurativa del Novecento. Venturini, ancor giovane, fu chiamato da Cipriano Efisio Oppio a collaborare al progetto di decorazione del Palazzo della Civiltà Italiana (noto ai romani come "Colosseo Quadrato') in occasione di quell'Esposizione Universale di Roma (EUR) prevista nel 1942 e mai tenutasi a causa della guerra. Opere importantissime di Venturini sono le statue, i bassorilievi e i candelieri che si possono ammirare nella Basilica di San Giovanni Bosco a Roma; o la “Musa” scolpita nel 1940 ed esposta proprio al Palazzo della Civiltà Italiana a Roma; o il monumento a Gabriele D’Annunzio a Pescara, la porta bronzea della Cattedrale di Reggio Calabria e le opere custodite al Palazzo di Giustizia di Palermo. Di Venturini il MIGM conserva varie opere in gesso, in bronzo e in terracotta.

Ma la dotazione del Museo è continuamente in progress, grazie a nuove acquisizioni e a un'appropriata ricerca filologica per valorizzarle; sì che le tematiche trattate abbracciando ormai i secoli ventesimo e ventunesimo.

Ma non è tutto. Si stanno via via realizzando varie collaborazioni. Per esempio, il MIGM ha co-prodotto (in collaborazione con il CNR) il pluripremiato docufilm Terra bruciata di Luca Gianfrancesco, in cui si narra delle stragi naziste in Campania dopo l’8 settembre 1943. Le scene salienti di questo film sono state girate a Filignano, non lontano dal MIGM. Il Museo ha anche curato alcune parti della scenografia e fornito materiali (uniformi e armi) per le sequenze più importanti del film.
Fra i progetti del Museo di Rocchetta a Volturno rientrano altresì l’acquisizione di importanti fondi archivistici, di biblioteche e di emeroteche private; tutto ciò finalizzato a offrire un servizio culturale al territorio e ad allestire servizi formativi utili soprattutto ai giovani: come il futuro Centro studi, la produzione di cortometraggi e l’avvio di laboratori di ricerca tematici per le giovanissime e giovani generazioni: insomma una vera e propria “offerta formativa” che tuttavia resta e resterà sempre aperta alla collaborazione di tutti; dalle Istituzioni ai comuni cittadini.
Che il MIGM sia ormai un’importante realtà nel panorama culturale nazionale e internazionale è attestato dalla recente visita del Capo della Polizia italiana, Prefetto Franco Gabrielli, in occasione della commemorazione di Giuseppe Lombardi, un agente di Pubblica Sicurezza molisano, morto con altri due colleghi il 22 ottobre 1975 a Querceta (LU) nel corso di un’operazione di polizia giudiziaria sfociata in uno scontro a fuoco con pericolosi terroristi. A testimonianza del legame con le Istituzioni va ricordato che, proprio in questa occasione, i figli dell’agente Lombardi hanno donato la Medaglia del padre al Museo Internazionale delle Guerre Mondiali. Evento istituzionale importantissimo è poi stato, nell’aprile del 2019, la visita del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, che ha definito il Museo Internazionale delle Guerre Mondiali un patrimonio unico del suo genere, incastonato in quella «piccola Svizzera» che è il Molise.

E’, questa, solo una parte della storia. Il resto vorremmo riservarlo come sorpresa ai visitatori del MIGM e al loro gusto di lasciarsi interrogare dal passato che abbiamo cercato di raccontare. Per accompagnarli nella loro esperienza, cercheremo di far loro conoscere una realtà che non è solo “il museo”, ma anche arricchimento di conoscenze, formazione, e un gusto per la ricerca che stiamo cercando di affinare continuamente.